Manifesto. Parlo per la mia differenza

C’è una poesia che Pedro Lemebel scrisse per chi non voleva ascoltarlo.

Era il 1987. Il Cile di Pinochet. Un incontro della sinistra — quelli che si battevano per la democrazia, per i diritti, contro la dittatura. Lemebel salì sul palco e lesse Hablo por mi diferencia. Non era stato invitato per questo. Era lì a dire che la liberazione non può fermarsi sulla soglia, che chi lotta per la giustizia non può scegliere quali corpi meritano di essere liberi. Quella poesia divenne un manifesto. È rimasta tale.

Chi era Pedro Lemebel

Pedro Lemebel nacque a Santiago nel 1952, in uno dei quartieri più poveri della città. Crebbe in una famiglia operaia, imparò a usare le parole come si usa un’arma — con precisione, con ironia, con una capacità di ferire e commuovere insieme che pochi scrittori hanno.

Attivista, performer, intellettuale, nel 1987 fondò con Francisco Casas il collettivo Las Yeguas del Apocalipsis — Le Cavalle dell’Apocalisse. Le loro azioni erano interventi nel tessuto sociale e politico cileno: apparivano dove non erano attesi, dicevano quello che non si doveva dire, con il corpo, con la voce, con costumi costruiti per essere indimenticabili. Erano queer, erano poveri, erano latinoamericani: tre ragioni per essere invisibili. Scelsero di essere il contrario.

Il suo programma radiofonico Cancionero, condotto per Radio Tierra, è rimasto per anni l’unica voce pubblica della cultura queer cilena: ritratti di persone ai margini, storie di resistenza quotidiana, memorie di una città che stava cambiando mentre l’epidemia di AIDS la attraversava silenziosa e devastante. La sua raccolta Folle affanno. Cronache del contagio, pubblicata in italiano da Edicola Edizioni, raccoglie quella stagione con una lucidità che non invecchia.

Lemebel morì nel 2015. La sua opera è rimasta.

Lo spettacolo

Manifesto. Parlo per la mia differenza è uno spettacolo-performance di e con Nicole De Leo che porta in scena alcuni dei testi più potenti di Lemebel — a partire dalla poesia-manifesto del 1987, quella proclamata davanti alla sinistra cilena come atto di affermazione radicale della propria esistenza.

Parole scritte sul corpo. Parole scagliate contro l’omotransfobia di ieri e di oggi. Parole che chiedono: di quale liberazione stiamo parlando, e per chi?

Leggere Lemebel oggi — mentre le forze conservatrici si risvegliano in Europa e nel mondo, mentre i diritti conquistati vengono rimessi in discussione nelle aule parlamentari come nelle strade — non è un esercizio culturale. È un atto politico. Come lo era allora.

Lo spettacolo è diretto e interpretato da Nicole De Leo, con la collaborazione artistica di Ariase Barretta e la direzione tecnica di Mario Di Martino.

Nicole De Leo a Trieste

Non è la prima volta. Nel 2024 Nicole De Leo aveva portato al Teatro dei Fabbri Una delle tante — le voci delle donne delle case chiuse nelle lettere alla senatrice Lina Merlin — e il teatro aveva fatto il tutto esaurito. Quel lavoro aveva confermato qualcosa che Varcare la frontiera sapeva già: c’è un pubblico che vuole essere messo in contatto con storie scomode, raccontate bene.

Manifesto nasce da quella stessa convinzione.

Interferenze

Lo spettacolo è parte della tredicesima edizione di Varcare la frontiera, Interferenze: quei momenti in cui il contatto tra culture, linguaggi e sensibilità diverse produce qualcosa di inatteso. Pedro Lemebel era figlio di una cultura di confine in tutti i sensi: tra dittatura e resistenza, tra America Latina e immaginario europeo, tra il corpo e la politica. Portarlo in scena a Trieste, città che di frontiere ne ha attraversate molte, nel 2026, ha il sapore di un riconoscimento dovuto.

Nicole De Leo è un’attrice, attivista e membro del direttivo del MIT (Movimento Identità Trans) di Bologna, di cui è stata anche Presidente. Il teatro la ha accompagnata tutta la vita, interprete anche in alcuni film e documentari. Un viaggio in teatro da Amleto con Franco Branciaroli a Pilade di Giorgina P passando in cinema da Matteo Garrone a Roberta Torre. Ha viaggiato e continua a farlo, ma Bologna è il luogo dove ha deciso di vivere e respirare. Nel 2024 è stata a Trieste per Varcare la frontiera con lo spettacolo Una delle tante.

 

Mario/Marylou Di Martino, attivista curatoriale e direttore artistico, ha lavorato negli ultimi 15 anni per creare nuovi immaginari trans e promuoverne la storia e cultura attraverso l’arte. Ex Vice Presidente del MIT – Movimento Identità Trans di Bologna, ha diretto il primo trans film festival italiano Divergenti e creato la festa underground trans/drag/queer TRANSIA. Nel 2023 ha creato a Napoli il Femmenè Fest incentrato sulla figura del femminiello napoletano.­ Collabora dal 2016 con Cizerouno e con Varcare la frontiera.

 

Manifesto Parlo per la mia differenza
di e con Nicole De Leo
coordinamento Mario Di Martino
produzione Blue Motion

> sabato 6 giugno 2026
ore 21
durata: 1h circa
Teatro dei Fabbri, via dei Fabbri 2a, Trieste
ingresso 10 € si consiglia di prenotare

info e prenotazioni:
eventi@cizerouno.it

 

Varcare la frontiera è realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Partner di progetto: Cinquantacinque coop sociale, Accademia della Follia, MIT – Festival Divergenti, Museo Etnografico dell’Istria, Proces.

Manifesto. Parlo per la mia differenza

Nel 1987, durante un incontro della sinistra cilena, Pedro Lemebel salì sul palco e lesse una poesia che nessuno si aspettava. Non era un invitato d’onore. Era lì a dire una cosa scomoda a chi avrebbe dovuto essere dalla sua parte. Il 6 giugno alle ore 21 Nicole De Leo porta quelle parole al Teatro dei Fabbri di Trieste.

 

 

 

 

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Quando

sabato 6 giugno 2026
ore 21

 

 

 

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Dove


Teatro dei Fabbri
via dei Fabbri 2a
Trieste

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